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Ullr: Dio degli Æsir strettamente legato all’inverno, agli sci, all’arco, alla caccia e all’abilità guerriera. È figlio di Sif e figliastro di Thor, anche se le fonti conservate non rivelano l’identità di suo padre. Il suo nome compare di rado nei racconti mitologici giunti fino a noi. Questa scarsità è però ingannevole: la poesia scaldica, i riferimenti rituali e soprattutto numerosi toponimi scandinavi collegati a Ullr suggeriscono che il suo culto potesse avere un’importanza considerevole prima che le tradizioni nordiche venissero messe per iscritto. Snorri Sturluson descrive Ullr come un arciere straordinario e uno sciatore magnifico. Lo presenta anche come bello, dall’aspetto guerriero e particolarmente degno di essere invocato in battaglia. Il suo territorio naturale sembra lontano dalle grandi sale. Ullr appartiene alla foresta innevata, alla montagna, al ghiaccio e ai lunghi viaggi invernali. In una società in cui viaggiare d’inverno poteva diventare una questione di sopravvivenza, saper usare gli sci significava molto più che possedere un’abilità sportiva. Permetteva di cacciare, attraversare territori innevati, inseguire animali, trasportare messaggi e muoversi in luoghi dove camminare poteva essere estenuante o impossibile. Anche l’arco condivide questa stessa natura. È un’arma che richiede pazienza, equilibrio, controllo del respiro e calcolo. L’arciere prevale prima che l’avversario riesca a raggiungerlo. Anche per il cacciatore ogni freccia può significare procurarsi il cibo. Ullr incarna così una forma di potere diversa dalla forza esplosiva di Thor. Precisione invece del fragore. Il legame tra Ullr e l’arco è particolarmente antico. In Grímnismál, la sua dimora è chiamata Ýdalir, solitamente interpretato come «Valli dei tassi». La scelta dell’albero è significativa. Il legno di tasso era storicamente associato alla fabbricazione degli archi, rafforzando il legame del dio con quest’arma. Ýdalir può essere immaginato come una regione fredda e boscosa: valli coperte di neve, dove crescono gli alberi destinati a diventare archi. Già nel nome, la dimora di Ullr contiene la materia della sua arma. Esiste un altro aspetto, molto più misterioso. In Atlakviða, uno dei poemi dell’Edda poetica, si trova un riferimento a un giuramento prestato sull’anello di Ullr. Il passo è breve e consente poche conclusioni certe, ma è importante perché suggerisce che il dio potesse essere legato a una pratica rituale che prevedeva giuramenti. Questo amplia considerevolmente il possibile carattere religioso della sua figura. Ullr potrebbe essere stato più di un dio cacciatore o di un arciere divino. Il suo nome potrebbe aver avuto autorità nelle cerimonie in cui la parola pronunciata comportava conseguenze sacre. Uno dei grandi enigmi di Ullr emerge dal confronto tra due tipi di testimonianze. I racconti conservati dicono ben poco di lui. Il paesaggio, invece, ricorda ripetutamente il suo nome. Diversi luoghi della Scandinavia hanno nomi che gli studiosi hanno collegato a Ullr; alcuni sono associati a termini che potrebbero indicare santuari, campi o luoghi di culto. Questo apre una possibilità affascinante: in determinati periodi o regioni dell’antica Scandinavia Ullr potrebbe aver avuto un ruolo religioso molto più importante, anche se molti dei suoi miti scomparvero prima di essere messi per iscritto. La sua vicenda ricorda che le Edda hanno conservato soltanto una parte di una tradizione orale molto più vasta. Ullr condivide diversi elementi con Skaði. Entrambi appartengono simbolicamente alle montagne, all’inverno, alla caccia e agli spostamenti con gli sci. Le fonti conservate, tuttavia, non stabiliscono tra loro alcun rapporto familiare o sentimentale certo. È più interessante considerarli come due espressioni differenti dello stesso paesaggio. Skaði rappresenta la montagna selvaggia, l’indipendenza, la caccia e il territorio dei giganti. Ullr rappresenta il cacciatore che sa attraversare quel territorio. Lei appartiene alla montagna. Lui sa sopravvivervi. Anche il loro legame familiare è suggestivo. Sif è la madre di Ullr e la moglie di Thor: il dio del tuono è quindi il suo patrigno. Thor domina con la forza, Mjölnir e la tempesta. Ullr si affida alla precisione, alla mobilità e alla conoscenza del terreno. Uno abbatte il nemico. L’altro può raggiungerlo a cento passi di distanza, tra gli alberi. Questo contrasto rende Ullr una figura particolarmente interessante nella famiglia di Thor. Nel mondo di 1931: Il Lupo e la Neve, Ullr trova un’eco particolare in Max. Thorvald insegna al ragazzo abilità che appartengono proprio al territorio simbolico di questo dio: l’arco, la neve, la caccia, l’equilibrio, il silenzio, l’orientamento e la sopravvivenza nelle foreste del Nord. Il legame funziona meglio se resta sottile. Max non deve diventare «il prescelto di Ullr». Ogni volta che impara a distribuire il proprio peso sulla neve, a controllare il respiro prima di scoccare una freccia, a distinguere un’impronta recente da una coperta di brina o a restare immobile mentre ascolta la foresta, si esercita in abilità che un antico scandinavo avrebbe riconosciuto nel mondo di Ullr. Così il dio può entrare in scena attraverso la cultura di Thorvald. Potrebbe bastare una sola frase del nonno: —Thor fa rumore. Ullr torna a casa con qualcosa da mangiare. Per Max, che deve imparare che la sopravvivenza dipende più dall’osservazione che dalle prove di forza, Ullr può diventare una presenza mitologica particolarmente adatta. Nome: Ullr. Famiglia: figlio di Sif e figliastro di Thor. Padre: sconosciuto nelle fonti conservate. Dimora: Ýdalir, «Valli dei tassi». Attributi principali: inverno, sci, arco, caccia, combattimento e abilità fisica. Oggetto rituale associato: un anello sul quale, nella tradizione poetica, viene prestato un giuramento. Animali: le fonti principali non attestano un animale proprio di Ullr. Ragnarök: il suo destino durante il Ragnarök non è stato tramandato. Fonti principali: Grímnismál, Atlakviða e l’Edda in prosa, oltre a riferimenti scaldici.
Ullr
