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Cecità e destino Höðr, scritto anche Hodr, Hödr o Hoder, è figlio di Odin e fratello di Baldr. Nella tradizione tramandata da Snorri Sturluson appare come un dio cieco, la cui storia è segnata da una delle più grandi tragedie della mitologia norrena: uccide il proprio fratello senza capire di essere stato usato per farlo. Höðr non desidera la morte di Baldr. Loki scopre l’unica vulnerabilità del dio luminoso, mette l’arma nelle mani del fratello cieco e ne guida il lancio. Baldr cade. In seguito morirà anche Höðr. La storia dei due fratelli, tuttavia, ha un esito straordinario. Quando il Ragnarök avrà distrutto il vecchio mondo, Baldr e Höðr torneranno insieme. La vittima e il fratello che ne ha causato involontariamente la morte condivideranno il mondo rinnovato. Höðr appartiene alla famiglia più stretta di Odin. La tradizione di Snorri lo presenta come fratello di Baldr e mette in rilievo una caratteristica che determinerà tutto il suo destino: è cieco. Il contrasto fra i due fratelli è particolarmente potente. Baldr è associato alla luminosità, alla bellezza e allo splendore. Höðr vive senza poter vedere quella luce. Nella versione più nota del mito, però, le fonti non costruiscono fra loro una rivalità personale. Höðr non odia Baldr. Non trama contro di lui. La sua tragedia consiste proprio nell’essere usato per distruggerlo. La storia comincia quando Baldr fa sogni che annunciano la propria morte. Gli dèi si preoccupano. Frigg decide di proteggere il figlio e ottiene da tutto ciò che esiste il giuramento che nulla potrà mai fargli del male. Metalli. Pietre. Animali. Piante. Malattie. Le forze del mondo promettono di risparmiare Baldr. Resta un’eccezione. Il vischio. Frigg lo considera troppo giovane o insignificante per chiedergli il giuramento. Quella piccola dimenticanza sarà sufficiente. Quando gli Æsir scoprono che Baldr sembra invulnerabile, trasformano la sua protezione in un divertimento. Baldr si mette davanti a loro. Gli dèi gli lanciano oggetti. Scagliano proiettili. Lo colpiscono. Le armi deviano o non riescono a ferirlo. La scena diventa una dimostrazione pubblica della sua invulnerabilità. Partecipano tutti. Tranne Höðr. Rimane in disparte. La sua cecità gli impedisce di prendere parte a un gioco che richiede di mirare e lanciare. È allora che Loki gli si avvicina. Loki chiede a Höðr perché neppure lui partecipi. Höðr risponde che ci sono due ragioni. Non può vedere dove si trovi Baldr. E non ha un’arma da lanciargli. Loki può risolvere entrambe le cose. Gli dà il vischio. Poi si offre di guidargli la mano. Per Höðr è ancora parte del gioco. Gli altri lanciano armi contro Baldr da tempo, senza riuscire a ferirlo. Non ha motivo di immaginare che il piccolo proiettile appena ricevuto da Loki possa fare ciò che spade, pietre e altre armi non sono riuscite a fare. Höðr accetta. Loki lo orienta. Höðr lancia. Il vischio colpisce Baldr. Questa volta l’oggetto non devia. Gli penetra nel corpo. Baldr cade morto. Il gioco finisce nello stesso istante. Per gli dèi, la morte è inconcepibile. Avevano trasformato l’invulnerabilità di Baldr in un divertimento perché erano convinti che non potesse accadergli nulla. Ma Loki conosceva l’eccezione. E Höðr ha fornito la mano necessaria a usarla. La tragedia coinvolge tre personaggi. Loki sa. Höðr compie il gesto. Baldr muore. Ma solo il primo agisce con conoscenza e intenzione. Questa domanda è uno degli aspetti più interessanti del mito. Materialmente, è Höðr a uccidere Baldr. Il proiettile parte dalla sua mano. Ma è Loki a scoprire la vulnerabilità. Loki trova il vischio. Loki consegna l’arma. Loki guida il lancio. Höðr ignora di poter uccidere suo fratello. Definirlo semplicemente «l’assassino di Baldr» cancella proprio ciò che rende tragica la sua storia. Höðr è lo strumento dell’omicidio. Loki trasforma la sua cecità e la sua fiducia in armi. Nel racconto la cecità di Höðr non è soltanto una caratteristica fisica. È il meccanismo che rende possibile l’inganno. Höðr dipende da un’altra persona per sapere dove lanciare. Loki prende letteralmente il posto dei suoi occhi. L’immagine è straordinariamente cupa. Höðr ha il braccio. Loki fornisce la direzione. Uno esegue il movimento. L’altro ne conosce il vero significato. Da questa combinazione nasce la morte di Baldr. Nel mondo norreno la morte di Baldr deve essere vendicata. E la profezia sa già chi dovrà compiere la vendetta. Odin genera Váli con Rindr. Váli nasce con il compito specifico di vendicare Baldr. Cresce a una velocità soprannaturale. Nella Völuspá si annuncia che, con una sola notte di vita, combatterà l’uccisore del figlio di Odin. Váli non ha bisogno di una lunga vita prima di adempiere alla sua funzione. Nasce. Cresce. Prende le armi. E uccide Höðr. La vendetta racchiude una crudeltà difficile da ignorare. Odin perde Baldr. Per vendicarlo, un altro suo figlio uccide Höðr. Il risultato è che due figli di Odin muoiono nella stessa catena di eventi. Baldr cade per il proiettile di Höðr. Höðr cade per la vendetta di Váli. Loki ha provocato molto più di una morte. Ha portato il fratricidio e la vendetta dentro la stessa famiglia divina. La tragedia di Baldr comincia con un piccolo ramo di vischio e finisce per estendersi attraverso le generazioni. Váli è quasi il riflesso opposto di Höðr. Höðr uccide senza sapere davvero che cosa stia facendo. Váli nasce sapendo — o essendo destinato a sapere — quale sia il suo compito. L’uno diventa involontariamente un esecutore. L’altro esiste per diventare deliberatamente un vendicatore. Entrambi sono legati a Baldr. E hanno in comune anche un altro aspetto. Sopravvivranno al vecchio mondo in modi diversi. Váli attraverserà il Ragnarök restando in vita. Höðr tornerà in seguito. Esiste una complicazione fondamentale. La storia di Höðr tramandata da Saxo Grammaticus nella Gesta Danorum è molto diversa. Qui compare con il nome di Høtherus e non è semplicemente il dio cieco usato da Loki. È un personaggio eroico e guerriero. La storia introduce anche una rivalità amorosa intorno a Nanna. Balderus e Høtherus diventano avversari. Høtherus partecipa attivamente al conflitto e finisce per causare la morte di Balderus con un’arma speciale. Questa tradizione trasforma completamente il personaggio. L’Höðr di Snorri è vittima dell’inganno di Loki. L’Høtherus di Saxo è un rivale attivo di Baldr. Le differenze fra le due tradizioni sono troppo grandi per fonderle come se fossero un’unica narrazione. In una: Höðr è cieco. Nell’altra, la cecità non è comunque al centro del personaggio. In una: Loki provoca la morte di Baldr. Nell’altra, la vicenda si sviluppa attraverso una rivalità diversa. In una: Höðr agisce senza la consapevole intenzione di uccidere. Nell’altra, Høtherus prende parte direttamente allo scontro. Questo mostra quanto i miti potessero cambiare prima di essere messi per iscritto. La versione di Snorri finì per diventare la più nota. Ma non è l’unica sopravvissuta. Dopo la morte, Höðr scompare per gran parte della storia. Baldr rimane a Hel. Il mondo continua ad avvicinarsi al Ragnarök. Fenrir spezza le proprie catene. Odin muore. Thor e Jörmungandr si uccidono a vicenda. Surtr incendia il mondo. La Terra scompare sotto le acque. Poi riemerge. Accade allora qualcosa di sorprendente. Baldr ritorna. E con lui compare Höðr. La Völuspá descrive i due fratelli mentre vivono insieme dopo la distruzione. È un dettaglio straordinario, perché cambia completamente l’ultima immagine che abbiamo di loro. Prima del Ragnarök: Höðr uccide Baldr. Váli uccide Höðr. Dopo il Ragnarök: Baldr e Höðr condividono il mondo rinnovato. La tragedia del passato non sembra più governare il loro rapporto. La vittima e il fratello che ne causò la morte si incontrano di nuovo dopo che il mondo intero è stato distrutto e ricostruito. Le fonti non spiegano che cosa accada fra loro. Non tramandano neppure una conversazione. Non sappiamo se Baldr perdoni Höðr. Non sappiamo se Höðr chieda perdono. Non sappiamo quanto ricordino di ciò che accadde prima del Ragnarök. Parlare esplicitamente di una riconciliazione richiede quindi prudenza. Ma l’immagine che le fonti conservano è già potente di per sé: sono insieme. Il mondo antico li aveva separati con l’inganno, la morte e la vendetta. Il mondo nuovo li riunisce. Höðr occupa una posizione moralmente scomoda nella mitologia norrena. È materialmente responsabile di una delle sue più grandi tragedie. Ma è anche vittima della stessa tragedia. La sua cecità permette a Loki di manipolarlo. La sua fiducia lo trasforma in uno strumento. In seguito subisce la punizione destinata all’assassino. Questo crea una differenza fondamentale fra Höðr e Loki. Loki conosce le conseguenze. Höðr le scopre quando è ormai troppo tardi. Uno costruisce la trappola. L’altro vi rimane intrappolato. Il contrasto fra Baldr e Höðr ha ispirato molte interpretazioni successive. Baldr è luminoso. Höðr è cieco. Uno rappresenta la chiarezza. L’altro vive nell’oscurità. È allettante farne direttamente personificazioni del giorno e della notte, della luce e delle tenebre o dei cicli stagionali. Sono letture suggestive, ma le fonti medievali non offrono una spiegazione inequivocabile di questo tipo. Ciò che tramandano è uno straordinario contrasto narrativo. Il fratello incapace di vedere finisce per distruggere il dio descritto come il più luminoso. E dopo la fine del mondo entrambi ritornano insieme. Molti dèi norreni costruiscono la propria identità attraverso le decisioni. Odin sceglie di sacrificare un occhio. Týr sceglie di mettere la mano nella bocca di Fenrir. Thor sceglie di affrontare i giganti, ancora e ancora. Hermóðr sceglie di cavalcare fino a Hel. Höðr è diverso. La sua grande azione mitologica nasce proprio dal non disporre di informazioni sufficienti per poter scegliere. Loki sa. Höðr si fida. E questa differenza uccide Baldr. Per questo la sua storia non parla soltanto di colpa. Parla di manipolazione. Di responsabilità. Di conoscenza. E delle conseguenze irreversibili dell’agire guidati da qualcuno che può vedere ciò che a te è impossibile percepire. Il ritorno di Höðr dopo il Ragnarök offre alla sua storia una conclusione che pochi personaggi ricevono. Muore come conseguenza di un atto terribile. Ma quella morte non è la sua ultima apparizione. Ritorna. E quando ricompare, Baldr è al suo fianco. La mitologia lascia aperto il significato. Si può leggere come il superamento dell’antica ostilità. Come il ripristino di un ordine distrutto. Come il segno che le colpe del mondo precedente hanno perso il loro potere. O semplicemente come l’immagine di un nuovo ciclo. Le fonti non ci obbligano a scegliere. L’immagine basta: il mondo ha dovuto finire perché i due fratelli potessero tornare a stare insieme. Nome: Höðr / Hodr / Hödr / Hoder. Natura: Æsir. Padre: Odin nella tradizione tramandata da Snorri. Fratello: Baldr. Caratteristica principale nella versione di Snorri: cecità. Ruolo nella morte di Baldr: Loki gli consegna il vischio e guida il lancio contro Baldr. Arma associata: proiettile di vischio. Responsabilità: nella versione di Snorri provoca materialmente la morte di Baldr, manipolato da Loki e senza sapere che l’arma è mortale. Vendicatore di Baldr: Váli. Destino prima del Ragnarök: muore per mano di Váli. Destino successivo: ritorna dopo il Ragnarök e abita il mondo rinnovato insieme a Baldr. Tradizione alternativa: Saxo Grammaticus tramanda una storia molto diversa, in cui Høtherus è un guerriero e un rivale attivo di Balderus. Attributi simbolici: cecità, tragedia, manipolazione, colpa involontaria, fratricidio, morte e ritorno. Fonti principali: Völuspá, Baldrs draumar, Gylfaginning e, per la tradizione alternativa, la Gesta Danorum di Saxo Grammaticus.
Höðr / Hodr
